Tuber rufum Pico:Fr. (1823) v. rufum

Etimologia : dal Latino rufus = rosso fulvo

Carpofori: irregolarmente globosi 10-30 mm, ma spesso schiacciati o tuberiformi di colore ocraceo a superficie pruinosa e opaca.

Peridio: difficilmente separabile 0,5 mm, superficie da grossolanamente vellutata a granulosa, con colori opachi  ocra brunastro ocra rossastro.

Gleba: densa e compatta, subito biancastra a maturazione grigio rosata grigio brunastra, variegata di vene sterili contorte bianco perla, odore leggero particolare che ricorda la pancetta affumicata più sgradevole in vetustà.

Microscopia: spore 24-30 x 16-24 µm, giallo bruno, da ellissoidali a ovoidali, con aculei uniformemente distribuiti da rigidi a incurvati alti 3-4 µm, aschi 50-60 x 60-80 µm, a sacco allungato, con evidente lungo  peduncolo, contenenti da 1 a 6 spore, più di frequente 3-4, peridio tipo ifale con cellule intrecciate più globose verso l’esterno.

Habitat: specie largamente distribuita, reperibile in bosco di latifoglia e di aghifoglia a varie quote.

Note: questo Ipogeo si identifica per il particolare odore, e per le spore ellissoidali decorate da aculei, anche Tuber panniferum possiede spore con  simili decorazioni, ma con evidente cavità basale e  peridio lanugginoso , le altre specie vicine possiedono spore reticolate.

In letteratura sono presenti alcune forme di T. rufum, la forma lucidum con peridio nerastro e lucido, la forma ferrugineum con superficie finemente papillata con tinta ferruginea, la forma nitidum con superficie lucida e colore biancastro nocciola, tutte forme che si separano per le diverse superfici e colorazioni,  ma con odore e spore uguali.

Commestibilità: senza interesse gastronomico.